pexels-ivan-samkov-5799692 (1)

La dieta post-vacanza: perché non è una buona idea?

Le vacanze sono ormai finite ed è arrivato il momento in cui ci ritroviamo a riflettere sulle nostre scelte alimentari durante quel periodo di relax e divertimento.

In questo periodo, non è raro ricevere messaggi sul nostro telefono o nella nostra casella di posta elettronica che promuovono diete miracolose o prodotti che promettono di far tornare in forma il nostro corpo in un battito di ciglia. Tuttavia, questi messaggi possono essere piuttosto persuasivi e spesso ci pongono di fronte a un dilemma: il desiderio di “rimetterci in carreggiata” e ritornare alla normalità con una dieta restrittiva. Questi messaggi possono essere ingannevoli, quasi ricattatori, spingendoci a credere che una dieta rigorosa sia l’unica via percorribile per affrontare la situazione.

In realtà, la nostra parte razionale sa che seguire un “piano definitivo” per perdere rapidamente quei chili in eccesso non è una scelta saggia, e che le diete miracolose non esistono. Ma, nonostante questa consapevolezza, spesso cerchiamo ancora di ridurre il disagio che proviamo nei confronti del nostro aspetto il prima possibile. La vera domanda che dovremmo porci è se una dieta estrema è davvero la soluzione migliore per noi.

Il ciclo delle diete yo-yo

Le diete spesso innescano un percorso psicologico complesso, caratterizzato da una serie di stati emotivi in evoluzione. Inizialmente, quando ci impegniamo in una dieta, siamo pervasi da un entusiasmo travolgente. Spesso ci diamo obiettivi di perdita di peso irrealistici, sognando di raggiungere un certo peso entro un tempo prestabilito. Questo entusiasmo ci fa credere che siamo in grado di seguire una dieta rigida e schematica senza alcun margine di errore. Pesiamo ogni grammo di cibo per evitare errori e ci impegniamo in attività fisiche strenue, cercando di sudare copiosamente.

Tuttavia, quando l’obiettivo fissato è irrealistico, è facile incorrere in errori e fallimenti. Questo è il punto di svolta in cui si passa da una fase di entusiasmo a una sensazione di castrazione. La dieta sembra soffocante, affaticante e restrittiva. Iniziamo a nutrire sentimenti di delusione, sconfitta e frustrazione. Spesso ci sentiamo come se non fossimo stati in grado di rispettare il piano alimentare, il che può minare la nostra autostima.

Questi sentimenti negativi spesso portano a un ciclo vizioso. Lo “sgarro” diventa una scusa per abbandonare completamente la dieta. Ci convinciamo che “questa volta non cambierà nulla” e abbandoniamo gradualmente tutte le restrizioni. Tuttavia, se ripetiamo spesso questo schema, ritorniamo ai vecchi schemi alimentari insalubri.

L’illusione di libertà che sperimentiamo quando abbandoniamo la dieta è fugace. Alla fine, ci rendiamo conto che il nostro stile alimentare sregolato, non guidato da una consapevolezza nutrizionale, porta inevitabilmente al recupero dei chili persi e all’aumento del rischio di malattie legate all’obesità.

La nostra percezione delle diete dimagranti è spesso influenzata da retaggi culturali profondamente radicati. Nel corso degli anni, ci è stato insegnato che seguire una dieta significa fare delle rinunce e subire restrizioni alimentari severe. Questa mentalità può trasmettere l’idea che una dieta sia intrinsecamente associata alla sofferenza, alla rinuncia e al sacrificio. Il problema principale è che quando cediamo a una tentazione o quando molliamo, la nostra memoria è ancora impregnata del ricordo di quella sofferenza o del senso di fallimento legato a quelle restrizioni. Questi retaggi culturali ci spingono a considerare il cedimento come un trionfo momentaneo su una dieta che ci ha fatto soffrire a lungo.

Quando si verifica un crollo, spesso ci sentiamo in colpa e intrappolati in un ciclo di autocritica, auto-flagellazione e rabbia verso noi stessi. Questo ciclo può rendere difficile il ritorno a un approccio più equilibrato alla dieta e al benessere, perché siamo stati condizionati a vedere la dieta come un’esperienza dolorosa e fallimentare.

L’effetto della privazione e i suoi effetti psicologici

L’effetto della privazione è un aspetto fondamentale da considerare quando si tratta delle diete post vacanza. Dopo un periodo di vacanza in cui ci si è concessi cibi deliziosi in abbondanza, il ritorno a un’alimentazione restrittiva può portare a una sensazione di privazione. Questa sensazione può avere un impatto significativo sulla nostra psicologia e sul nostro benessere emotivo.

Uno studio condotto da Herman e Polivy nel 2008, noto come il “modello della restrizione cognitiva”, suggerisce che la privazione può portare a una maggiore attenzione e desiderio per il cibo proibito. In altre parole, quanto più ci diciamo di non mangiare qualcosa, tanto più diventa allettante. Questo fenomeno può sfociare in un comportamento alimentare compensatorio, in cui ci concediamo strappi alla regola eccessivi per cercare di soddisfare il desiderio di ciò che ci siamo negati.

Inoltre, la privazione può avere un impatto sulla nostra salute mentale. La sensazione di negazione costante può portare a sentimenti di frustrazione, tristezza e irritabilità. Questi stati emotivi possono spesso scatenare episodi di alimentazione emotiva, in cui cerchiamo comfort e gratificazione attraverso il cibo.

Per affrontare l’effetto della privazione in modo sano ed equilibrato, è importante adottare un approccio più flessibile alla dieta post vacanza. Piuttosto che vedere il cibo come una minaccia da cui dobbiamo difenderci, possiamo imparare a vedere il cibo come una fonte di piacere e nutrimento. Questo può includere il permesso di indulgere in occasioni speciali e di godersi i pasti in compagnia, senza sentirsi in colpa. La chiave è trovare un equilibrio che favorisca il benessere sia fisico che mentale, anziché cadere nella trappola della privazione e del desiderio incontrollato.

Il vero significato di dieta e l’importanza dei professionisti

Il termine “dieta” spesso viene associato a restrizioni alimentari severe o a piani alimentari drastici per perdere peso rapidamente. Tuttavia, il vero significato di “dieta” è molto più ampio e sottolinea il concetto di nutrire il corpo in modo sano ed equilibrato. Una dieta dovrebbe essere considerata uno stile di vita sostenibile, basato su scelte alimentari che promuovano la salute a lungo termine, anziché una serie di regole temporanee da seguire solo per un breve periodo.

Affidarsi a professionisti della nutrizione, come dietologi o nutrizionisti, è un passo fondamentale per costruire un percorso alimentare adeguato alle proprie esigenze. Questi esperti hanno conoscenze approfondite sulla scienza dell’alimentazione e possono aiutare a creare un piano alimentare personalizzato, tenendo conto di fattori individuali come il metabolismo, le preferenze alimentari, le condizioni di salute e gli obiettivi specifici. Collaborando con un professionista, è possibile stabilire obiettivi realistici e sostenibili, evitando così le diete estreme che spesso portano a risultati temporanei e insoddisfacenti.

Inoltre, gli psicoterapeuti possono fornire supporto psicologico per affrontare le sfide legate all’alimentazione e all’autostima. Imparare a comprendere il proprio rapporto con il cibo e a gestire le emozioni legate all’alimentazione è essenziale per mantenere un approccio equilibrato alla dieta. Lavorando con le persone per stabilire obiettivi realistici e sostenibili, gli psicologi contribuiscono a promuovere la salute e il benessere a lungo termine, evitando i cicli di diete estreme.

Infine: concediti un margine

Una forma di ribellione positiva può essere quella di evitare le diete restrittive e concentrarsi invece su una visione più equilibrata del benessere. Lasciate da parte la bilancia e rinunciate alla voce critica che vi rimprovera. Concedetevi il lusso di un margine di tolleranza e godetevi la vita in modo più sereno. Il rientro al lavoro dopo le vacanze può essere difficile, ma prendersi il tempo per apprezzare la vita e il cibo senza sensi di colpa può fare la differenza.

Nel percorso delle diete e del benessere, è fondamentale coltivare un contatto più profondo con i nostri stati d’animo. Quando ci sentiamo impreparati, quando le nostre emozioni sono altrove, quando il dolore e la frustrazione si fanno sentire, dobbiamo imparare ad essere gentili con noi stessi. Dobbiamo concederci il lusso di coccolarci, anche attraverso il cibo, senza cadere nell’eccesso o nella privazione.

Bibliografia

Jovanovski, N., Jaeger, T. (2022). “Demystifying ‘diet culture’: Exploring the meaning of diet culture in online ‘anti-diet’ feminist, fat activist, and health professional communities.” Women’s Studies International Forum, 90, 102558. ISSN 0277-5395. DOI: 10.1016/j.wsif.2021.102558.

Lowe, M. R., & Levine, A. S. (2005). Eating motives and the controversy over dieting: Eating less than needed versus less than wanted. Obesity Research, 13(5), 797-806.

Mann, T., Tomiyama, A. J., Westling, E., Lew, A. M., Samuels, B., & Chatman, J. (2007). Medicare’s search for effective obesity treatments: Diets are not the answer. American Psychologist, 62(3), 220-233.

Polivy, J., & Herman, C. P. (2005). Dieting and binging: A causal analysis. American Psychologist, 60(9), 869-871.

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *