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Hikikomori: il ritiro sociale nell’adolescenza contemporanea

Nel panorama complesso dell’adolescenza contemporanea, un fenomeno emergente suscita particolare preoccupazione: l’hikikomori. Questa parola giapponese, derivata da “hiku” (ritirarsi) e “komoru” (nascondersi), descrive un comportamento estremo di isolamento sociale, tipicamente osservato tra giovani che si ritirano completamente dalla vita sociale e familiare, preferendo confinarsi in casa per lunghi periodi di tempo, talvolta anni.

L’adolescenza, da sempre considerata un periodo di crescita e maturazione, sembra invece oggi spesso contraddistinta da un ritiro verso un’interiorità che, anziché promuovere lo sviluppo individuale, rischia di condurre a un’auto-reclusione dannosa. Questo comportamento può essere influenzato da dinamiche familiari e sociali che non favoriscono una crescita autonoma e una sana separazione dai genitori. Questo fenomeno, sebbene originario del Giappone, sta assumendo contorni globali, influenzato dalle dinamiche culturali e sociali proprie di ogni contesto. È un riflesso delle tensioni interpersonali e delle pressioni educative che definiscono l’esperienza adolescenziale moderna, spesso amplificate dalle nuove tecnologie e dai social media, che possono fungere da doppio filo, facilitando la connessione e l’isolamento simultaneamente.

In Italia, l’Associazione Nazionale Hikikomori Italia stima che nella sola popolazione studentesca ci siano tra i 50.000 e i 100.000 hikikomori in fase 1. Questo suggerisce che tutte le stime quantitative sugli hikikomori in Italia fatte sinora dovrebbero essere riviste a rialzo. Fino a questo momento si è parlato di 100.000 casi nella penisola, considerando tutte le fasce d’età e i gradi di isolamento. Tuttavia, se davvero ce ne sono così tanti solo tra gli studenti, allora l’ipotesi più realistica è che in Italia gli hikikomori siano già oggi tra i 100.000 e i 200.000.

Le cause dietro l’hikikomori

Le cause dell’hikikomori sono complesse e multifattoriali. Oltre alle dinamiche familiari, possono contribuire fattori come elevati livelli di stress scolastico, difficoltà nelle relazioni interpersonali e la paura del giudizio sociale. L’adolescenza è un periodo cruciale in cui il processo di maturazione avviene attraverso l’apertura al sociale e lo spostamento del focus di riferimento dalla famiglia all’esterno. Tuttavia, i giovani che sviluppano il fenomeno dell’hikikomori possono percepire la casa come l’unico rifugio sicuro. Questa percezione li porta a isolarsi progressivamente dal mondo esterno per evitare situazioni che percepiscono come minacciose o stressanti.

È importante sottolineare che l’isolamento non riguarda solo il contesto sociale esterno, ma anche le relazioni familiari. Sebbene la casa diventi il luogo di rifugio, spesso vi è un isolamento anche dalle interazioni con i familiari. Gli hikikomori possono passare la maggior parte del tempo chiusi nelle loro stanze, limitando al minimo i contatti con i genitori e i fratelli. Questo isolamento estremo li porta a vivere in una sorta di bolla, in cui le uniche interazioni avvengono attraverso mezzi tecnologici come internet e i videogiochi. La famiglia, pur essendo fisicamente vicina, diventa un elemento marginale nella loro vita quotidiana.

Il ruolo della casa come rifugio è quindi ambivalente: da un lato offre un senso di sicurezza e protezione, dall’altro accentua l’isolamento e la disconnessione dal mondo esterno. Questo processo può essere ulteriormente aggravato dalla mancanza di interventi tempestivi e dalla difficoltà nel riconoscere i segnali di allarme. La percezione della casa come unico luogo sicuro rende difficile per gli hikikomori rompere il ciclo dell’isolamento e reintegrarsi nella società, poiché qualsiasi tentativo di uscire dalla loro zona di comfort può essere vissuto come estremamente stressante e minaccioso.

L’hikikomori non è solo un problema individuale, ma anche un fenomeno sociale che richiede un’analisi approfondita delle dinamiche culturali e sociali contemporanee. Le aspettative elevate e la competizione accademica possono contribuire a creare un ambiente stressante per i giovani, spingendoli verso comportamenti di isolamento come meccanismo di coping. Questa pressione per eccellere può portare gli adolescenti a sviluppare un senso di inadeguatezza e ansia, rendendo l’isolamento una scelta apparentemente necessaria per evitare il fallimento e il giudizio negativo.

Il ruolo dei genitori

Il ruolo dei genitori emerge come cruciale nell’analisi dell’hikikomori e dei suoi correlati fenomeni adolescenziali. Secondo diversi studi e analisi, i genitori giocano un ruolo significativo nel modellare le dinamiche familiari e l’ambiente educativo che possono influenzare il benessere emotivo e sociale dei loro figli. Alcuni genitori possono involontariamente promuovere una dipendenza emotiva nei propri figli, negando o minimizzando la necessità di confronti e conflitti sani durante la crescita. Questo comportamento può derivare dalla paura del “nido vuoto”, cioè la perdita del ruolo di caregiver dominante una volta che i figli crescono e diventano più indipendenti. Tale atteggiamento può contribuire a mantenere un ambiente familiare in cui i giovani non sviluppano pienamente le capacità di affrontare sfide e gestire autonomamente le loro emozioni e responsabilità.

Inoltre, le decisioni educative e relazionali dei genitori possono influenzare significativamente il percorso di sviluppo dei loro figli. Ad esempio, la scelta di pratiche educative iperprotettive come l’homeschooling o l’accompagnamento estremamente prolungato in ambienti come gli spogliatoi delle palestre, anche quando i figli hanno già acquisito la capacità di gestire tali situazioni autonomamente, può limitare le opportunità di crescita sociale e di autonomia. I genitori possono, dunque, contribuire a bloccare l’apertura dei figli verso l’esterno, sostenendo la dipendenza nei loro confronti. Questo avviene poiché vedono come positiva l’allungamento del rapporto di esclusività con i figli, quasi pensando che sia un segno di conferma della bontà della loro relazione.

Questa dinamica può essere riassunta nel concetto di “plus materno”, un eccesso di attenzione e cura da parte delle madri (o figure genitoriali in maniera più ampia) che può influenzare profondamente lo sviluppo emotivo e sociale dei loro figli. Un altro aspetto rilevante è l’associazione tra il plus materno e l’uso crescente delle reborn dolls, simulacri di neonati che riflettono un desiderio di maternità idealizzata e perfetta. Questi oggetti possono rappresentare un’estensione della cura e dell’amore materno ideale, ma allo stesso tempo possono perpetuare un modello di dipendenza emotiva e immobilità nei figli, simile alla relazione con una bambola che non cresce né si sviluppa.

Questa situazione può innescare un ciclo vizioso: la paura di aprirsi rallenta il momento dell’apertura al mondo esterno e, nel tempo, questa paura cresce sempre di più. La terapia psicologica rappresenta un’opzione, talvolta l’unica, per interrompere questo ciclo. Tuttavia, anche l’accesso alla terapia può incontrare notevoli resistenze, sia da parte dei genitori che dei figli. L’accettazione del bisogno di aiuto esterno può essere vista come un’ammissione di fallimento o come una minaccia all’equilibrio familiare esistente.

Nuove tecnologie immersive: un approccio terapeutico avanzato

L’adozione delle nuove tecnologie immersive, come la realtà virtuale (VR), sta emergendo come un approccio terapeutico innovativo per affrontare fenomeni complessi come l’hikikomori. Gli adolescenti che si isolano dal mondo possono beneficiare di ambienti virtuali controllati e sicuri, che offrono loro la possibilità di riavvicinarsi gradualmente alla realtà esterna, riducendo l’ansia e facilitando il recupero delle competenze sociali.

Il contesto mediato delle nuove tecnologie consente di creare una sorta di mediazione tra le paure del ragazzo e la realtà. Psicologicamente, si viene a costruire un ambiente di transizione che permette di sviluppare strategie per un adattamento più efficace alla realtà. La VR permette di simulare situazioni sociali realistiche in un contesto protetto, consentendo agli individui di esercitarsi a gestire interazioni sociali prima di affrontarle nel mondo reale. Questo approccio graduale è cruciale per gli hikikomori, poiché una transizione improvvisa al contatto sociale diretto può risultare troppo stressante. La VR consente di personalizzare le esperienze in base alle esigenze specifiche di ciascun individuo, rendendo possibile un trattamento su misura che tiene conto delle loro particolari paure e ansie.

Un ulteriore vantaggio significativo delle tecnologie immersive è la possibilità di monitorare e adattare in tempo reale l’esperienza dell’utente. I terapeuti possono osservare le reazioni degli adolescenti durante le sessioni di realtà virtuale e modificare gli scenari per renderli più o meno impegnativi a seconda delle necessità. Questo feedback immediato è essenziale per personalizzare il trattamento e garantire che ogni sessione sia il più efficace possibile.

L’approccio terapeutico con tecnologie immersive non mira solo a trattare i sintomi dell’isolamento, ma anche a promuovere un processo di crescita personale e di resilienza emotiva. Gli spazi virtuali, che sostituiscono o affiancano quelli fisici, possono fungere da centri terapeutici comunitari, offrendo luoghi frequentabili in qualsiasi momento e attività di gruppo che stimolano maggiormente l’interesse dei ragazzi autoreclusi. Inoltre, la possibilità di utilizzare avatar può mitigare l’ansia sociale e il sentimento di inadeguatezza, permettendo agli hikikomori di rappresentare se stessi in modo più confortevole.

Infine, la VR può anche supportare il trattamento delle fobie attraverso un’esposizione graduale agli stimoli disagianti. Questo metodo, noto come esposizione in realtà virtuale (VRET), combina gli aspetti positivi dell’esposizione in immaginazione e in vivo, fornendo un ambiente controllato e sicuro in cui gli individui possono affrontare le loro paure. La VRET ha dimostrato di essere più sicura e accettabile rispetto ai metodi tradizionali, con un tasso di abbandono significativamente inferiore.

Approcci terapeutici tradizionali e innovativi

Oltre alle tecnologie immersive, è fondamentale considerare anche approcci terapeutici tradizionali il supporto familiare. Questi metodi sono essenziali per identificare e affrontare le radici psicologiche dell’isolamento, fornendo agli adolescenti gli strumenti necessari per gestire l’ansia e migliorare le capacità relazionali.

La psicoterapia aiuta gli adolescenti a riconoscere e modificare i modelli di pensiero negativi e le credenze disfunzionali che alimentano il loro isolamento. Attraverso tecniche come la ristrutturazione cognitiva, gli individui imparano a sfidare le loro paure e a sviluppare strategie più efficaci per affrontare le situazioni sociali. Gli esercizi di esposizione graduale, in cui gli adolescenti sono incoraggiati a confrontarsi lentamente con le loro paure, sono particolarmente utili in questo contesto.

Il supporto familiare gioca un ruolo cruciale nel processo terapeutico. Coinvolgere i genitori e altri membri della famiglia aiuta a creare un ambiente domestico più comprensivo e favorevole alla crescita. I genitori possono essere educati a fornire un sostegno emotivo adeguato senza perpetuare la dipendenza. Il counseling familiare può facilitare una migliore comunicazione e risoluzione dei conflitti all’interno della famiglia, riducendo le dinamiche che possono contribuire all’isolamento dell’adolescente.

Un approccio combinato che integra metodi tradizionali e innovativi offre una strategia terapeutica più olistica e completa. Mentre la terapia tradizionale e il supporto familiare affrontano le componenti psicologiche e relazionali dell’isolamento, le tecnologie immersive possono facilitare la pratica e lo sviluppo delle abilità sociali in un ambiente sicuro e controllato. Questa combinazione di metodologie aumenta significativamente le possibilità di successo nel trattamento dell’hikikomori, offrendo agli adolescenti una via più sicura e sostenibile per reintegrarsi nella società.

Conclusioni

In definitiva, comprendere e affrontare l’hikikomori richiede un approccio multidisciplinare che tenga conto dei fattori psicologici, sociali e delle opportunità offerte dalle tecnologie emergenti. È fondamentale adottare una maggiore attenzione culturale e sociale per riconoscere i segnali precoci di isolamento. Questo fenomeno non si instaura in maniera improvvisa, ma si sviluppa lentamente e in modo insidioso, rendendo essenziale l’intervento tempestivo da parte di chi sta vicino ai giovani, come familiari, insegnanti e amici.

La strategia di “attendere per vedere come va” rischia di ritardare la presa di consapevolezza e di rendere più complesso l’intervento. La vera sfida consiste nel trovare il giusto equilibrio tra l’attesa e l’intervento, tra la naturale ritrosia adolescenziale e l’isolamento eccessivo, tra il rispetto per il mondo interiore di un giovane e la sua difficoltà a rompere autonomamente il guscio protettivo in cui si è rinchiuso. Psicologi e terapeuti devono adottare strategie innovative e personalizzate per supportare efficacemente i giovani affetti da questa condizione, aiutandoli a superare l’isolamento e a sviluppare pienamente le proprie potenzialità.

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Positive Technologies: esplorando il potenziale della tecnologia positiva nell’ambito della psicoterapia immersiva

Nel panorama delle relazioni umane con la tecnologia, emergono nuovi orizzonti di riflessione e applicazione, soprattutto nell’ambito della psicoterapia. Mentre la maggior parte degli studi ha tradizionalmente enfatizzato gli effetti negativi dell’interazione umana con la tecnologia, c’è una crescente consapevolezza sul potenziale che essa offre nel promuovere il benessere psicologico e sociale.

La psicoterapia, come disciplina dedicata alla salute mentale e al miglioramento della qualità della vita, può trarre beneficio da ciò che è noto come “positive technology”. Questa prospettiva si concentra su come la tecnologia possa essere impiegata per generare esperienze positive e sostenere il benessere individuale e collettivo.

La parola “positiva” evoca un insieme di significati: qualcosa che fa bene, che non fa male, che migliora, che rappresenta il nuovo. Ci sono varie prospettive da cui possiamo definire il concetto di tecnologia positiva. Ciò che è positivo per una persona potrebbe non esserlo per un’altra, ma l’evoluzione di questi strumenti, condivisibile o meno, è inarrestabile. Nonostante le possibili opposizioni, una visione attenta e informata sull’evoluzione tecnologica può far emergere delle opportunità preziose.

Analizzando le esperienze documentate, emergono applicazioni della tecnologia che possono essere particolarmente interessanti e promettenti per la psicoterapia. Le tecnologie immersive, come la realtà virtuale, offrono nuove modalità di interazione e terapia che possono rivoluzionare il modo in cui affrontiamo la salute mentale. Con un approccio consapevole e critico, queste tecnologie possono rappresentare una risorsa preziosa per la psicoterapia, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei pazienti e a promuovere un benessere duraturo.

Stimolare emozioni positive senza dipendenza

In un’epoca in cui le tecnologie digitali dominano gran parte della nostra vita quotidiana, c’è un crescente interesse nel capire come queste tecnologie possano essere utilizzate per promuovere un benessere emotivo duraturo, senza incoraggiare la dipendenza.

Le esperienze edoniche, come il tempo trascorso su piattaforme di social media o videogiochi, sono spesso associate a un aumento temporaneo del tono dell’umore e della soddisfazione. Tuttavia, molte di queste esperienze sono progettate per sfruttare i meccanismi neurologici della ricompensa, inducendo il rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina che possono portare alla dipendenza e alla compulsività nell’uso.

L’uso delle tecnologie immersive, come la realtà virtuale, offre un’opportunità unica per progettare esperienze edoniche che favoriscono emozioni positive senza il rischio di dipendenza. Queste esperienze possono essere progettate per coinvolgere i sensi in modi coinvolgenti e immersivi, creando un ambiente che stimola la curiosità, la creatività e la soddisfazione senza dipendenza.

Ad esempio, attraverso l’utilizzo di ambienti virtuali rilassanti e meditativi, i pazienti possono essere guidati in sessioni di mindfulness e respirazione profonda, promuovendo un senso di calma e benessere emotivo. Inoltre, l’interazione con avatar personalizzati e ambienti virtuali gratificanti può alimentare la motivazione intrinseca e la sensazione di realizzazione, offrendo un’esperienza edonica che è allo stesso tempo appagante e salutare.

La sfida per i professionisti della salute mentale è trovare un equilibrio tra l’uso delle tecnologie immersive per stimolare emozioni positive e la prevenzione della dipendenza e della dipendenza digitale. Ciò richiede una progettazione attenta delle esperienze virtuali e una consapevolezza delle potenziali implicazioni per la salute mentale dei pazienti. Tuttavia, quando utilizzate in modo responsabile e sotto la guida di professionisti qualificati, le tecnologie immersive possono offrire un prezioso strumento per migliorare il benessere emotivo e la qualità della vita.

Il cambiamento di senso e le esperienze trasformative

Una dimensione importante dell’esperienza umana riguarda il significato e la realizzazione personale a lungo termine, spingendo gli individui a cercare uno scopo più profondo e soddisfacente nella vita. Nella pratica psicoterapeutica, ciò si traduce nel desiderio di favorire un cambiamento di senso e una crescita personale che vada oltre il semplice sollievo dei sintomi o il miglioramento del benessere emotivo immediato.

Le tecnologie immersive, come la realtà virtuale, offrono un’opportunità senza precedenti per creare esperienze trasformative che influenzano profondamente la percezione di sé e del mondo circostante. Attraverso la creazione di scenari virtuali coinvolgenti e interattivi, i pazienti possono esplorare nuove prospettive, sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità e intraprendere un viaggio di auto-esplorazione e crescita personale.

Un esempio di esperienza trasformativa è il “body swapping”, un fenomeno studiato dai ricercatori per comprendere come l’identità e la percezione di sé possano essere influenzate dalla manipolazione dell’avatar virtuale. Attraverso l’uso della realtà virtuale, i pazienti possono essere immersi in corpi virtuali diversi dal proprio, dando loro l’opportunità di vedere il mondo da una prospettiva completamente nuova. Questo può portare a una maggiore comprensione delle proprie capacità e limitazioni, nonché a una riconsiderazione dei propri valori e obiettivi nella vita.

Inoltre, le esperienze trasformative in VR possono essere utilizzate per affrontare e superare specifici problemi emotivi e psicologici. Ad esempio, i pazienti con disturbi dell’umore o disturbi d’ansia possono essere esposti a scenari virtuali che li sfidano a confrontarsi con le proprie paure e a sviluppare strategie per affrontarle in modo efficace. Questo tipo di esposizione graduale e controllata può aiutare i pazienti a superare le barriere emotive e comportamentali che limitano il loro benessere e la loro realizzazione personale.

Tuttavia, è importante sottolineare che l’uso delle tecnologie immersive per scopi terapeutici richiede una supervisione e una guida attenta da parte di professionisti qualificati. Mentre queste esperienze possono essere incredibilmente potenti e trasformative, è fondamentale assicurarsi che siano utilizzate in modo etico e responsabile e che tengano conto delle esigenze e dei limiti individuali dei pazienti.

Ricostruire Connessioni nel Metaverso: Un Ponte tra il Virtuale e il Reale

In un’epoca in cui la tecnologia ha trasformato radicalmente il nostro modo di comunicare e interagire, sorgono nuove sfide e opportunità per la costruzione e il mantenimento delle relazioni interpersonali. La pandemia globale ha accelerato questa trasformazione, portando molti a ricercare alternative virtuali per rimanere connessi quando la distanza fisica è diventata la norma.

Il concetto di “metaverso” – un universo virtuale tridimensionale in cui le persone possono interagire attraverso avatar digitali – offre un terreno fertile per esplorare nuove forme di socializzazione e connessione umana. Attraverso piattaforme di realtà virtuale e social VR, come AltSpaceVR e VRChat, le persone possono incontrarsi e interagire in ambienti virtuali condivisi, partecipare a eventi sociali e culturali e persino lavorare insieme in spazi collaborativi digitali.

Per la pratica psicoterapeutica, l’integrazione di esperienze sociali immersive nel metaverso può offrire un’opportunità unica per aiutare i pazienti a ricostruire connessioni sociali e combattere l’isolamento emotivo. Attraverso la partecipazione a gruppi di supporto virtuali o sessioni di terapia di gruppo in realtà virtuale, i pazienti possono sentirsi parte di una comunità solidale e condividere le proprie esperienze in un ambiente sicuro e riservato.

Queste tecnologie immersive possono essere particolarmente benefiche per coloro che soffrono di disturbi d’ansia sociale o fobia sociale. Interagire con gli altri attraverso avatar digitali può ridurre la pressione e l’ansia associate agli incontri faccia a faccia, consentendo ai pazienti di esplorare gradualmente e in modo controllato nuove situazioni sociali. In questo contesto, il terapeuta può entrare nel mondo virtuale insieme al paziente, guidandolo e supportandolo mentre sviluppa competenze e sicurezze che poi verranno trasferite anche nella vita reale. È un processo di “entrare con te per portarti fuori”, aiutando i pazienti a costruire fiducia e abilità che possono applicare al di fuori del mondo virtuale.

Una sfida significativa è rappresentata dal fenomeno degli hikikomori, giovani che si ritirano dalla vita sociale e vivono in isolamento per lunghi periodi. Utilizzare il metaverso per intercettare questi individui e creare situazioni che li incoraggino a uscire dal loro isolamento è una responsabilità condivisa da tutti. Creare ambienti virtuali accoglienti e sicuri può essere il primo passo per ristabilire un contatto sociale, offrendo un ponte verso la reintegrazione nel mondo reale.

Tuttavia, è importante riconoscere che l’interazione nel metaverso non può sostituire completamente l’esperienza umana della connessione faccia a faccia. Mentre le tecnologie immersive offrono una via alternativa per la socializzazione e la connessione, è essenziale bilanciare l’uso di queste piattaforme con interazioni offline significative e autentiche. Solo così possiamo garantire un benessere sociale completo e duraturo, sfruttando al massimo il potenziale delle tecnologie immersive per costruire relazioni umane profonde e autentiche.

Conclusione

È importante tenere a mente che le tecnologie immersive non vanno considerate come un sostituto completo delle interazioni umane autentiche e significative, ma come fonte di nuove opportunità per l’esplorazione e la crescita personale.

In definitiva, il futuro della psicoterapia immersiva è pieno di promesse e possibilità. Con un approccio attento e consapevole, possiamo sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie immersive per migliorare la vita delle persone, promuovendo la salute mentale e il benessere individuale e collettivo.

Bibliografia

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Nuove frontiere emotive: Il potere delle cyberemozioni

Nell’era della realtà virtuale e della tecnologia immersiva, sorge spontanea una domanda fondamentale: quanto reali sono le emozioni che sperimentiamo in questi mondi digitali? Mentre immergiamo i nostri sensi in ambienti virtuali, ci troviamo ad affrontare un confine sfumato tra ciò che è tangibile e ciò che è simulato. Le emozioni che emergono in questi contesti sono altrettanto valide e rilevanti di quelle che proviamo nella vita reale, o sono semplicemente un riflesso dell’illusione di un’esperienza? Questa riflessione solleva interrogativi profondi sulla natura stessa delle nostre emozioni e sulla loro relazione con il mondo che ci circonda.

Quantificare l’emozione

La misurazione delle emozioni e la capacità di monitorarle in modo obiettivo rivestono una grande importanza oltre la mera commercializzazione di prodotti. In particolare, la possibilità di quantificare l’eccitazione fisiologica e il suo legame con le emozioni ha giocato un ruolo essenziale nello sviluppo di strumenti efficaci per il trattamento psicologico.

Carl Jung, già nel lontano 1907, fu tra i precursori nel rendere oggettive le emozioni che prima venivano considerate nascoste o inconsce, facilitando così la loro modifica a vantaggio del paziente. Utilizzò una tecnologia semplice che misurava la resistenza della pelle, un segnale fisiologico che reagisce rapidamente e si riprende lentamente in risposta agli eventi mentali.

Negli anni ’90, pionieri dell’utilizzo della realtà virtuale (VR) nel trattamento psicologico hanno potuto replicare questi risultati fisiologici oggettivi e studiare il loro collegamento con l’attivazione emotiva. Grazie alla tecnologia VR, è stato possibile osservare in tempo reale ciò che il paziente stava vivendo; attraverso la misurazione della fisiologia e il confronto tra valutazioni soggettive e oggettive delle emozioni, è stato possibile individuare più facilmente e con precisione ciò che provocava relax o stress/ansia nel paziente.

L’accuratezza di tali misurazioni è migliorata nel tempo, e oggi gli scienziati utilizzano la realtà virtuale per evocare emozioni nel modo più realistico possibile, dimostrando che le emozioni vissute in questo contesto possono essere altrettanto autentiche di quelle del mondo reale.

Il Metaverso, come strumento, offre opportunità senza precedenti. Con la presenza di sensori onnipresenti e mondi interconnessi, i terapeuti potranno entrare in ambienti virtuali insieme ai loro pazienti. Questa integrazione tecnologica promette di superare i limiti attuali della telemedicina, consentendo l’esposizione e l’elaborazione delle emozioni in un ambiente quasi reale, ma senza gli ostacoli logistici che talvolta compromettono la terapia in vivo.

Gli strumenti di monitoraggio potrebbero rivelarsi particolarmente utili per coloro che hanno difficoltà nell’identificare le proprie emozioni, migliorando l’efficacia del trattamento poiché i terapeuti acquisiscono informazioni sulle emozioni di un paziente durante la sessione senza doverle chiedere direttamente. La realtà virtuale può anche essere utilizzata per migliorare le competenze emotive e sviluppare empatia negli individui, inclusi quelli con neurodiversità.

Indipendentemente dal livello di realismo, i mondi virtuali possono suscitare emozioni diverse in individui diversi. Ciò offre un’enorme opportunità per l’uso benefico della tecnologia nel campo della salute mentale. Mentre avanziamo verso un futuro sempre più potenziato dalla tecnologia, è importante mantenere al centro delle nostre attenzioni le emozioni. Continuiamo a cercare il modo migliore per utilizzare questi strumenti per creare un futuro migliore, più gentile e più umano.

Il “senso di presenza” nelle tecnologie immersive

Nell’era delle tecnologie immersive, la concezione di “senso di presenza” rappresenta una pietra angolare nel nostro approccio all’interazione umana con ambienti virtuali. Questo concetto va al di là della mera percezione di trovarsi in uno spazio simulato; piuttosto, si tratta di una profonda connessione emotiva e cognitiva con quel mondo virtuale, una sorta di immersione totale che sfida i confini tra ciò che è reale e ciò che è simulato.

Il “senso di presenza” non è semplicemente il risultato della somma delle caratteristiche tecniche di un ambiente virtuale, ma piuttosto deriva dalla sinergia di molteplici fattori. L’immersione sensoriale, ad esempio, svolge un ruolo cruciale: quanto più coinvolgenti sono gli stimoli visivi, uditivi e tattili, tanto più profondo è il senso di presenza avvertito dall’utente. L’interattività è un altro elemento chiave: la possibilità di agire e reagire all’interno dell’ambiente virtuale amplifica la sensazione di essere realmente presenti in quel contesto.

Inoltre, la credibilità dell’ambiente virtuale gioca un ruolo fondamentale nel plasmare il senso di presenza. Gli utenti devono percepire l’ambiente virtuale come coerente e credibile, altrimenti l’illusione di realtà si sgretolerebbe rapidamente. Quando tutti questi elementi convergono in modo armonioso, si crea un’esperienza immersiva che può trasportare gli individui in mondi virtuali con una sensazione di realtà sorprendentemente autentica.

Questo senso di presenza non è solamente una questione di percezione soggettiva; ha implicazioni profonde e tangibili sull’esperienza degli individui e sul modo in cui interagiscono con l’ambiente virtuale. Maggiore è il senso di presenza, maggiore è la probabilità che gli utenti si impegnino emotivamente e cognitivamente con l’esperienza virtuale. Questo rende il concetto di “senso di presenza” un punto focale nella progettazione e nell’implementazione di tecnologie immersive, poiché un senso di presenza più forte porta a esperienze più coinvolgenti e significative.

Comprendere e potenziare il senso di presenza è quindi di fondamentale importanza per lo sviluppo futuro delle tecnologie immersive. L’obiettivo è quello di creare esperienze che non solo intrattengano, ma che anche educano, terapizzano e ispirano gli utenti, sfruttando appieno il potenziale delle tecnologie immersive per trasformare la nostra esperienza del mondo.

Una prospettiva rivoluzionaria sull’esperienza affettiva umana

L’avvento delle cyberemozioni, emozioni generate e sperimentate in ambienti virtuali come la realtà virtuale (RV), apre le porte a un nuovo paradigma nell’esperienza emotiva umana. Queste emozioni, pur avendo radici nelle nostre esperienze emotive tradizionali, presentano caratteristiche uniche e nuove che sfidano le nostre concezioni pregresse.

Ci troviamo di fronte a un territorio inesplorato, dove le tecnologie immersive ci conducono oltre i confini del reale e ci immergono in mondi digitali ricchi di possibilità emotive. In questi ambienti, le nostre reazioni emotive possono essere amplificate, modificate e talvolta addirittura reinventate, portandoci a provare sensazioni che non avevamo mai sperimentato prima.

Questo è un momento senza precedenti nella nostra comprensione dell’esperienza emotiva umana. Mentre esploriamo le cyberemozioni, ci troviamo di fronte a un vasto e variegato paesaggio emotivo che ci sfida a riconsiderare ciò che pensavamo di sapere sulle emozioni. Le nuove esperienze emotive che emergono in ambienti virtuali ci offrono l’opportunità di svelare strati più profondi della nostra psiche e di comprendere meglio la complessità delle nostre reazioni emotive.

Questo approccio rivoluzionario allo studio delle emozioni umane promette di arricchire notevolmente la nostra comprensione dell’esperienza emotiva. Attraverso l’analisi e l’esplorazione delle cyberemozioni, possiamo acquisire una visione più completa e dettagliata della gamma infinita di sfumature che compongono il nostro mondo interiore. Inoltre, questo approccio ci offre la possibilità di sviluppare nuovi strumenti e approcci terapeutici che tengono conto delle specificità delle nostre esperienze emotive virtuali, aprendo la strada a trattamenti più personalizzati ed efficaci per una vasta gamma di disturbi emotivi.

Il futuro delle cyberemozioni è ancora da scrivere, ma le prospettive sono entusiasmanti. Attraverso la continua esplorazione di questo nuovo territorio emotivo, possiamo sperare di guadagnare una comprensione più profonda e articolata di ciò che significa essere umani, e di come le nostre emozioni plasmano e arricchiscono la nostra esperienza di vita.

Bibliografia

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Un approccio immersivo per la gestione di ansia e stress: RV e RA come strumenti di trattamento

I disturbi d’ansia sono tra i disturbi psichiatrici più comuni con un’attuale prevalenza globale del 7,3%, che va dal 5,3% nei paesi africani al 10,4% nei paesi europei/anglosassoni. Lo sviluppo dei disturbi d’ansia è multifattoriale. Uno dei fattori predisponenti è una maggiore suscettibilità alla paura, che può essere causata da fattori biologici oltre che psicosociali. Eventi o condizioni della vita corrispondenti possono innescare una reazione di paura esagerata basata su questa disposizione. Strategie di coping sfavorevoli o reazioni dell’ambiente spesso portano all’escalation o alla perpetuazione dei sintomi.

Negli ultimi anni, la tecnologia ha aperto nuove possibilità per il trattamento dell’ansia, e la realtà aumentata e la realtà virtuale si sono rivelate strumenti promettenti nell’ambito della psicoterapia.

“La realtà virtuale offre un ambiente controllato e sicuro dove i pazienti possono affrontare gradualmente le situazioni ansiose, apprendere nuove strategie di coping e ristrutturare le loro reazioni emotive.”

Albert Rizzo

Riduzione dello stress e rilassamento

La realtà aumentata offre un potenziale promettente per creare esperienze rilassanti e favorire il benessere emotivo. Grazie alle sue capacità di sovrapporre elementi digitali al mondo reale, può trasportare gli utenti in ambienti virtuali tranquilli e sereni, creando un’esperienza immersiva che aiuta a ridurre lo stress e promuovere una sensazione di calma e relax, così come anche la realtà virtuale può immergere il soggetto in un ambiente completamente digitale e personalizzato.

Ecco come RA e RV possono essere utilizzate per creare esperienze rilassanti e promuovere il benessere emotivo:

  • Immersioni in ambienti naturali: possono simulare scenari di ambienti naturali, come spiagge, boschi, cascate o prati, consentendo agli utenti di immergersi in un’atmosfera rilassante e lontana dallo stress quotidiano.
  • Meditazione guidata: possono fornire sessioni di meditazione guidata, durante le quali gli utenti vengono guidati attraverso esercizi di respirazione, visualizzazioni e consapevolezza del corpo. Questo tipo di esperienza può aiutare a ridurre l’attivazione del sistema nervoso simpatico (responsabile della risposta di “lotta o fuga”) e promuovere invece il rilassamento attraverso il sistema nervoso parasimpatico.
  • Biofeedback e rilassamento: la realtà aumentata può essere utilizzata insieme a sensori fisiologici per fornire feedback in tempo reale sullo stato di rilassamento del paziente. Ad esempio, la tecnologia potrebbe mostrare all’utente i cambiamenti nella frequenza cardiaca, nella respirazione o nella tensione muscolare mentre si sperimenta un ambiente rilassante. Questo tipo di biofeedback aiuta gli utenti a diventare più consapevoli delle loro reazioni allo stress e ad apprendere tecniche per rilassarsi.
  • Ambienti personalizzati: consentono di creare esperienze rilassanti personalizzate in base alle preferenze e alle esigenze del paziente. La personalizzazione delle esperienze aumenta l’efficacia della terapia e il coinvolgimento del paziente.
  • Riduzione dell’ansia e gestione dello stress: RA e RV possono essere utilizzate come strumenti complementari nella gestione dell’ansia e dello stress. Attraverso l’esposizione controllata a situazioni virtuali che innescano ansia, i pazienti possono imparare a sviluppare strategie di coping e a familiarizzare con le proprie reazioni emotive.

Meditazione guidata

L’utilizzo della realtà aumentata (RA) e della realtà virtuale (RV) nel campo del rilassamento e della meditazione guidata sta guadagnando sempre più popolarità grazie ai suoi benefici nell’aiutare le persone a ridurre lo stress e promuovere il benessere emotivo. Diverse ricerche hanno dimostrato l’efficacia di queste tecnologie nell’indurre uno stato di calma e rilassamento profondo. Ad esempio, uno studio condotto da Pallavicini et al. (2016) ha esaminato l’impatto di una sessione di meditazione guidata in ambiente VR su un campione di individui con elevati livelli di ansia e stress. I risultati hanno mostrato una significativa riduzione dei livelli di ansia e un miglioramento del tono dell’umore dopo l’esperienza di meditazione guidata.

Gli ambienti immersivi attivano una serie di regioni cerebrali coinvolte nella percezione, nell’emozione e nell’apprendimento. Durante l’esperienza in un ambiente virtuale, le aree visive primarie e associative del cervello si attivano per elaborare le informazioni visive provenienti dalla simulazione. Questa attivazione può aumentare il coinvolgimento dell’utente nell’ambiente virtuale, creando una sensazione di presenza e immersione. Inoltre, l’attivazione delle regioni cerebrali legate alle emozioni gioca un ruolo cruciale nell’esperienza immersiva. L’interazione con stimoli visivi, uditivi e tattili all’interno dell’ambiente virtuale può influenzare l’attivazione dell’amigdala, una struttura cerebrale coinvolta nella risposta emotiva.

L’utilizzo strategico di stimoli rilassanti, come paesaggi sereni o suoni tranquillizzanti, può contribuire a modulare la risposta emotiva dell’individuo, facilitando il rilassamento e la riduzione dell’ansia.

L’uso di RA e RV per il rilassamento e la meditazione guidata sta cambiando il modo in cui le persone si avvicinano alla pratica della mindfulness, offrendo una gamma di esperienze uniche che possono essere adattate alle preferenze individuali. Con ulteriori ricerche e sviluppi tecnologici in corso, il futuro di questa tendenza sembra promettente, con l’obiettivo di fornire a un pubblico sempre più vasto strumenti per affrontare lo stress e migliorare il proprio benessere emotivo attraverso l’immersione in ambienti rilassanti e ristoratori.

Esposizione graduale

RA e RV si integrano in modo prezioso con la terapia per trattare l’ansia, in particolare attraverso l’approccio dell’esposizione graduale. Questa tecnica terapeutica è ampiamente riconosciuta per aiutare i pazienti a fronteggiare gradualmente situazioni o oggetti che provocano ansia, permettendo loro di affrontare le paure in modo controllato e sicuro. La plasticità cerebrale, un concetto cruciale nelle neuroscienze, gioca un ruolo fondamentale nell’adattamento e nell’apprendimento. L’esposizione graduale e controllata a situazioni ansiose nell’ambiente virtuale può portare a cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello, influenzando positivamente la risposta dell’individuo allo stress. Ricerche suggeriscono che l’esposizione a situazioni di ansia tramite RV può facilitare l’apprendimento di nuove strategie di coping e la ristrutturazione delle reti neurali coinvolte nella regolazione delle emozioni.

I terapeuti possono creare ambienti virtuali sicuri e controllabili, che offrono una simulazione accurata delle situazioni temute, ma all’interno di un contesto protetto. Ciò consente ai pazienti di esplorare le proprie paure senza il rischio di confrontarsi direttamente con la situazione reale, fornendo una valida opportunità di apprendimento e crescita emotiva.

Un aspetto cruciale dell’esposizione graduale è la progressione. Con la realtà aumentata, i pazienti possono iniziare con stimoli poco minacciosi e aumentare gradualmente la sfida man mano che aumenta la loro fiducia e capacità di gestire l’ansia. Questa gradualità consente di evitare sovraccarichi emotivi, assicurando un processo terapeutico più efficace.

Uno dei vantaggi distintivi della realtà aumentata o della realtà virtuale in questo contesto è la sicurezza emotiva che offrono: sapendo di trovarsi in un ambiente virtuale, i pazienti si sentono più al sicuro nello sperimentare le loro paure. Ciò consente loro di concentrarsi meglio sulla gestione dell’ansia e sull’apprendimento di nuove strategie di coping senza essere travolti dalla paura delle conseguenze negative. I terapeuti infatti possono insegnare ai pazienti strategie adeguate ad affrontare l’ansia e gestire le emozioni associate, quali tecniche di rilassamento, respirazione profonda, distrazione e altre abilità cognitive e comportamentali utili per affrontare l’ansia in modo efficace.

Trattamento dell’ansia sociale

Il disturbo d’ansia sociale (SAD “Social Anxiety Disorder”) è caratterizzato da una paura eccessiva di valutazioni negative e rifiuto da parte degli altri e da una paura costante di imbarazzo o umiliazione e la terapia dell’esposizione in realtà virtuale è diventata uno strumento terapeutico importante per simulare situazioni sociali rilevanti all’interno di un contesto terapeutico.

Studi come quello condotto da Gorini et al. (2010) hanno esaminato l’efficacia dell’esposizione virtuale tramite RV per ridurre l’ansia sociale. I partecipanti hanno sperimentato simulazioni di situazioni sociali personalizzate all’interno di ambienti virtuali, ottenendo significativi miglioramenti nelle abilità di comunicazione sociale e una riduzione dell’ansia.

Un altro studio di Falconer et al. (2016) ha esplorato l’efficacia della realtà aumentata nel trattamento della fobia sociale. L’utilizzo della RA ha consentito ai partecipanti di affrontare situazioni sociali virtuali all’interno di ambienti reali, con sfide graduali e personalizzate. I risultati hanno mostrato un effetto positivo sulla riduzione dell’ansia sociale e un miglioramento della fiducia dei partecipanti nell’affrontare situazioni temute nella vita reale.

Oltre all’ambito clinico, la RA e la RV hanno trovato applicazioni anche nel mondo aziendale. Diverse aziende utilizzano queste tecnologie per migliorare le competenze sociali dei propri dipendenti. Ad esempio, i programmi di formazione e sviluppo professionale sfruttano la RA per simulare situazioni di riunioni e trattative, consentendo ai dipendenti di esercitarsi in modo efficace e sicuro. Questo tipo di terapia virtuale offre un ambiente protetto per sviluppare abilità di comunicazione, negoziazione e leadership, aiutando i dipendenti a sentirsi più sicuri e preparati per affrontare situazioni reali con maggiore fiducia.

Conclusione

Il potenziale di queste tecnologie nel campo della salute mentale è ancora in fase di esplorazione, ma le prospettive future sono interessanti. L’adozione della RV e della RA potrebbe offrire nuovi orizzonti per aiutare un numero sempre maggiore di persone a superare le sfide dell’ansia e dello stress, migliorando così il loro benessere emotivo e la qualità della vita.

“La realtà virtuale può offrire un modo altamente efficace per esporre i pazienti alle situazioni temute e consentire loro di imparare a gestirle in un ambiente controllato.”

Stéphane Bouchard

Bibliografia

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Il metaverso nella salute mentale: le potenzialità trasformative del trattamento terapeutico virtuale

Nell’era delle nuove tecnologie, l’interazione tra la psicoterapia e l’innovazione digitale sta aprendo nuovi orizzonti nel campo della salute mentale. Le tecnologie emergenti, come il metaverso e la realtà virtuale, stanno trasformando il modo in cui le persone affrontano le sfide psicologiche e accedono ai servizi di salute mentale.

“Le nuove tecnologie possono rivoluzionare il modo in cui forniamo servizi di salute mentale, offrendo soluzioni accessibili e personalizzate per coloro che ne hanno bisogno.”

― Pamela Rutledge

Trasformatività

Secondo uno studio di Riva G. et al (2021), le nuove tecnologie possono svolgere un ruolo trasformativo nell’esperienza umana, influenzando profondamente la nostra percezione di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda. L’esperienza trasformativa si distingue dal concetto di semplice cambiamento, poiché rappresenta un mutamento profondo e duraturo nell’individuo, che coinvolge sia la dimensione epistemica che personale. Queste esperienze portano a una revisione profonda del modo di essere e di costruire la realtà, aprendo nuove prospettive e significati.

Nel contesto della psicoterapia nel metaverso, il concetto di trasformatività diventa particolarmente rilevante. Il metaverso offre uno spazio virtuale in cui le persone possono sperimentare nuove identità e modi di interagire, creando opportunità per la trasformazione personale e il cambiamento psicologico. Riva sostiene che la tecnologia può agire come un amplificatore delle esperienze umane, consentendo una maggiore consapevolezza di sé, l’esplorazione di nuove prospettive e la costruzione di nuovi significati.

La trasformatività delle nuove tecnologie nel contesto della psicoterapia nel metaverso si basa su tre elementi fondamentali:

  • Presenza: Il metaverso offre un’esperienza diversa e straordinaria, in quanto agisce sulle vie neuronali e ha un impatto diretto sul cervello. Grazie alla sua capacità di creare ambienti virtuali realistici e interattivi, il metaverso consente ai partecipanti di immergersi completamente nello spazio virtuale, generando un coinvolgimento emotivo e cognitivo più profondo rispetto ad altre modalità terapeutiche. Questa esperienza unica e potente influisce sul funzionamento del cervello, permettendo un’interazione terapeutica più intensa e significativa.
  • Personalizzazione: Consente ai partecipanti di creare avatar personalizzati che rappresentano una versione virtuale di sé stessi. In un contesto terapeutico adeguatamente guidato, questa personalizzazione consente una maggiore espressione emotiva e identificazione, facilitando l’esplorazione dei problemi e l’elaborazione delle esperienze traumatiche in un ambiente protetto e sicuro. Il terapeuta svolge un ruolo cruciale nell’assicurare che l’esperienza virtuale sia integrata in modo appropriato nel percorso terapeutico, garantendo che i risultati ottenuti nel metaverso si traducano in benefici reali per il paziente.
  • Condivisione sociale: Le persone possono interagire con gli altri attraverso gli avatar e partecipare a comunità virtuali di sostegno. Questa condivisione sociale può promuovere un senso di appartenenza, di comprensione reciproca e di supporto emotivo, creando un ambiente terapeutico inclusivo e empatico.

Metaverso, gli studi esistenti

Già oggi esistono spazi dedicati alla salute mentale all’interno del metaverso, offrendo una piattaforma in cui le persone possono riunirsi per sessioni di terapia di gruppo, con o senza la presenza di esperti del settore. Inoltre, sono stati creati ambienti immersivi in cui gli individui possono praticare consapevolezza, meditazione e yoga, contribuendo così al benessere psicofisico.

Numerose aziende hanno intrapreso lo sviluppo di cliniche virtuali per la salute mentale, mettendo a disposizione professionisti del settore che offrono assistenza in tempo reale e anche i governi di diversi paesi hanno avviato iniziative volte a creare associazioni di consulenza e terapia in realtà virtuale, al fine di fornire servizi nel metaverso. Queste cliniche virtuali rappresenteranno un’opportunità preziosa per le persone con accesso limitato all’assistenza sanitaria mentale, a causa di disabilità, restrizioni geografiche o limiti di tempo, nonché per coloro che preferiscono mantenere l’anonimato, considerando lo stigma ancora presente nei confronti delle malattie mentali.

Durante la pandemia da COVID-19 del 2020 abbiamo tutti sperimentato delle condizioni di isolamento che soggetti vulnerabili come gli anziani sperimentano nel quotidiano anche fuori dalla pandemia. Persone che spesso si trovano limitate nella loro capacità di socializzare con familiari e amici per diverse ragioni. Questa situazione si applica anche agli individui con disabilità fisiche, che spesso sperimentano frustrazione a causa della loro mancanza di indipendenza.

Infine, va sottolineato che alcuni studi hanno esplorato l’utilizzo della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicotici, ma è necessario esercitare cautela e condurre ulteriori ricerche per definirne i limiti e gli effetti a lungo termine. È noto che molti pazienti affetti da psicosi possono sperimentare livelli regolari o elevati di ansia, che possono condurre a comportamenti di evitamento nei confronti di ambienti che suscitano angoscia e attacchi di panico. Recentemente, sono stati pubblicati i risultati di uno studio controllato randomizzato che ha valutato l’efficacia della terapia cognitiva basata sulla realtà virtuale nel ridurre la vulnerabilità e l’ansia nelle persone affette da psicosi. I risultati hanno dimostrato che la terapia VR ha portato a un miglioramento significativo dei sintomi di agorafobia dopo 6 settimane di trattamento. È importante sottolineare che maggiore è stata l’intensità dei sintomi, maggiore è stata l’efficacia di questo approccio terapeutico. Tuttavia, mentre questi risultati preliminari sono promettenti, è necessario condurre ulteriori studi per comprendere appieno l’impatto della realtà virtuale nel trattamento dei disturbi psicotici e stabilire l’efficacia a lungo termine. In un altro studio, quindici individui affetti da grave depressione sono stati immersi in simulazioni virtuali della durata di 3-8 minuti, in cui esercitavano la compassione confortando un avatar piangente con parole gentili, per poi ricevere a loro volta una risposta compassionevole da un altro corpo virtuale. Questo intervento ha portato a significative riduzioni della gravità della depressione, oltre ad aumenti significativi nell’autocompassione.

Rischi e accoglienza

Nel contesto dell’innovazione tecnologica e del suo impatto sulla salute mentale, il metaverso sta emergendo come una nuova frontiera nella fornitura di servizi di consulenza e supporto psicologico. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra l’utilizzo del metaverso con consulente o terapeuta virtuale e la presenza invece di operatori reali, terapeuti qualificati, nello spazio virtuale. Questa distinzione è cruciale per garantire un adeguato livello di autenticità e per affrontare le preoccupazioni legate alla sostituzione dell’interazione umana diretta.

Se guardiamo alla storia delle innovazioni tecnologiche, possiamo osservare un modello comune in cui l’iniziale scetticismo viene seguito da una rivoluzione che cambia il nostro modo di vivere e interagire. Ad esempio, l’avvento di Internet ha suscitato dubbi sulle sue potenzialità e rischi, ma nel corso degli anni ha rivoluzionato numerosi settori, compreso l’accesso alle risorse di salute mentale. La ricerca condotta da Anderson et al. nel 2019 ha dimostrato che le terapie online possono essere altrettanto efficaci delle terapie tradizionali, aprendo la strada a nuovi approcci terapeutici innovativi come il metaverso.

È comprensibile che sorgano dubbi e incertezze riguardo all’efficacia e all’esperienza autentica offerta dai servizi di salute mentale nel metaverso. Un’indagine condotta da Thomson et al. nel 2023 ha evidenziato che alcuni partecipanti esprimono preoccupazioni sulla capacità degli operatori virtuali di comprendere appieno le sfumature emotive e l’esperienza individuale del paziente. Tuttavia, in questi studi viene fatto riferimento a operatori virtuali, non all’efficacia dei terapeuti reali che operano tramite gli spazi del metaverso. Secondo la ricerca condotta da Lee et al. nel 2022 infatti, nonostante le differenze nell’interazione si possono ancora sviluppare l’empatia e la comprensione e queste possono essere mantenute nel contesto virtuale tra terapeuta e paziente. Uno studio di progettazione condotto da Wang et al. nel 2023 ha dimostrato come l’uso della realtà virtuale nel metaverso possa migliorare l’immersione emotiva e la sensazione di presenza, aprendo nuove opportunità nel campo della psicoterapia.

L’impiego del metaverso come strumento terapeutico richiede una gestione oculata e competente, in cui i terapeuti reali siano in grado di fornire il sostegno necessario per affrontare le sfide e garantire un’esperienza terapeutica significativa e sicura.

Conclusione

In conclusione, la terapia nel metaverso non intende sostituire la terapia tradizionale, ma piuttosto offrire una soluzione complementare e accessibile per coloro che necessitano di supporto psicologico. L’implementazione oculata e competente di questa tecnologia innovativa può fornire un’alternativa preziosa per migliorare il benessere mentale e garantire che nessuno sia escluso dalla possibilità di ricevere il sostegno psicologico di cui ha bisogno.

“La realtà virtuale offre l’opportunità di creare esperienze terapeutiche altamente immersive, permettendo ai pazienti di affrontare le proprie paure e problemi in un ambiente controllato e sicuro.”

Brenda K. Wiederhold

Bibliografia

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Bambina-telefono

I nuovi strumenti digitali nell’educazione pedagogica: un’opportunità e una sfida per i genitori

L’avvento delle tecnologie digitali ha cambiato radicalmente il modo in cui i bambini interagiscono con il mondo. Oggi, i figli vengono esposti alle tecnologie in età sempre più precoce, grazie alla diffusione dei dispositivi con schermo tattile. Questa evoluzione ha permesso loro, anche a quelli che non sanno ancora leggere o scrivere e che non hanno ancora sviluppato pienamente la coordinazione oculo-manuale, di interagire con le tecnologie in anticipo rispetto al passato, superando così alcune barriere che limitavano l’accesso ai nuovi media e alle loro potenzialità.

“L’uso eccessivo o non regolamentato delle tecnologie digitali può portare a problemi come la dipendenza, l’isolamento sociale e la riduzione delle competenze cognitive. È fondamentale insegnare ai giovani a trovare un equilibrio tra l’uso delle tecnologie e le attività offline.

― Sherry Turkle

Studi sull’adozione delle tecnologie digitali fin dall’infanzia

Diverse indagini hanno confermato questa tendenza. Ad esempio, la fondazione statunitense Common Sense Media ha condotto una ricerca su vasta scala che ha documentato i cambiamenti significativi che coinvolgono i bambini e le tecnologie digitali, aggiornando i dati raccolti nel 2011 sullo stesso tema. Dai risultati di questo studio emergono dati rilevanti che richiedono un’attenta riflessione.

È evidente, innanzitutto, che l’accesso dei bambini più piccoli ai dispositivi digitali è notevolmente aumentato rispetto a due anni prima, passando dal 52% al 75%. In particolare, il 38% dei bambini di età inferiore ai due anni ha utilizzato un dispositivo mobile, rispetto al 10% del 2011. Inoltre, la percentuale che utilizza un mezzo digitale almeno una volta al giorno è più che raddoppiata, passando dall’8% al 17%. È stato osservato anche un triplicarsi del tempo dedicato a questi strumenti durante una giornata tipica. Questi dati mettono in luce l’ampliamento dell’accesso dei più piccoli alle tecnologie digitali e l’aumento del tempo che vi dedicano.

Questi risultati sottolineano l’importanza di affrontare in modo consapevole e psicoterapeutico l’educazione pedagogica nell’era digitale. Mentre le nuove tecnologie offrono opportunità straordinarie, è fondamentale che i genitori comprendano gli effetti di questa esposizione precoce e guidino i loro figli verso un utilizzo sano e consapevole delle tecnologie digitali.

Comprendere l’impatto dei nuovi strumenti digitali sull’educazione

Per affrontare in modo efficace l’educazione pedagogica nell’era digitale, è fondamentale comprendere l’impatto dei nuovi strumenti digitali sull’apprendimento e lo sviluppo dei bambini. Mentre l’utilizzo delle tecnologie può offrire opportunità uniche di accesso all’informazione e alla conoscenza, può anche esporre i bambini a rischi come la dipendenza digitale. Studi recenti indicano che il 10% degli adolescenti è a rischio di sviluppare una dipendenza patologica dai dispositivi digitali. Questo sottolinea l’importanza di una consapevolezza critica e di una guida attenta da parte dei genitori.

Mantenere un equilibrio tra l’uso dei dispositivi digitali e le attività tradizionali

Per evitare una dipendenza digitale e promuovere uno sviluppo equilibrato, i genitori devono incoraggiare un utilizzo consapevole dei dispositivi digitali. È essenziale stabilire limiti chiari sul tempo trascorso davanti agli schermi e incentivare una varietà di esperienze educative che coinvolgono il gioco all’aperto, l’interazione sociale e altre attività tradizionali. Il mantenimento di un equilibrio tra l’uso dei dispositivi digitali e le attività offline favorisce una crescita sana e multidimensionale.

Le regole di buona condotta nell’utilizzo delle tecnologie digitali possono sembrare scontate, ma spesso i genitori cadono in trappole che ne favoriscono un utilizzo eccessivo da parte dei figli. L’uso del telefono come strumento di intrattenimento e la mancanza di limiti possono portare alla situazione paradossale in cui i bambini diventano più abili nell’utilizzo di queste tecnologie rispetto ai loro stessi genitori, rendendo difficile il controllo su ciò che ne fanno.

L’educazione digitale dei figli dipende in gran parte dal comportamento dei genitori. Spesso sono proprio questi che, con le proprie azioni, espongono i figli all’uso eccessivo dei dispositivi digitali.

È essenziale che i genitori comprendano il loro ruolo di modelli e si impegnino a utilizzare in modo consapevole e bilanciato le tecnologie digitali. Dovrebbero stabilire limiti chiari per sé stessi e per i propri figli, evitando di utilizzare il telefono come mezzo di intrattenimento o come surrogato per l’interazione e il tempo di qualità con i figli. I genitori devono essere consapevoli del fatto che la loro educazione comportamentale nei confronti della tecnologia avrà un impatto duraturo sull’educazione digitale dei loro figli.

Promuovere l’utilizzo consapevole dei nuovi strumenti digitali

Per garantire un utilizzo consapevole dei nuovi strumenti digitali, i genitori devono essere coinvolti attivamente nella selezione delle risorse e delle applicazioni adatte ai propri figli. Questo implica una valutazione attenta della qualità del contenuto, della sicurezza online e del tempo trascorso davanti agli schermi. I genitori possono giocare un ruolo fondamentale nell’insegnare ai loro figli a valutare criticamente le informazioni online, adottare comportamenti sicuri e responsabili e sviluppare competenze digitali.

Sfruttare i videogiochi educativi come strumenti di apprendimento

I videogiochi educativi ad esempio rappresentano un’opportunità significativa per l’apprendimento dei bambini. Questi giochi, quando ben progettati, possono migliorare le abilità cognitive, la risoluzione dei problemi e la creatività. I genitori possono fare una selezione oculata di giochi adatti all’età dei loro figli, che offrano una sfida appropriata e incoraggino l’interazione sociale. Integrare i videogiochi educativi nell’educazione pedagogica dei bambini può offrire un modo coinvolgente e stimolante per sviluppare competenze e conoscenze.

Trattare la dipendenza da smartphone con strumenti digitali

La dipendenza da smartphone è diventata un problema crescente tra i giovani, ma paradossalmente, gli strumenti digitali possono essere utilizzati anche per affrontare e curare questa dipendenza. Le Mental Health app, ad esempio, offrono supporto e risorse per affrontare la dipendenza digitale e promuovere una gestione sana degli smartphone. Attraverso funzionalità come la consapevolezza, il tracciamento del tempo e il monitoraggio delle abitudini, queste app possono aiutare i giovani a regolare l’uso degli smartphone e a sviluppare strategie per migliorare la salute mentale e il benessere.

Conclusione

L’educazione pedagogica nell’era digitale richiede una comprensione approfondita degli effetti dei nuovi strumenti digitali sui bambini. I genitori hanno un ruolo cruciale nel guidare i loro figli verso un utilizzo sano e consapevole della tecnologia. Promuovere un equilibrio tra l’uso dei dispositivi digitali e le attività tradizionali, selezionare con cura le risorse digitali, sfruttare i videogiochi educativi e utilizzare strumenti digitali per affrontare la dipendenza da smartphone sono solo alcuni degli approcci che i genitori possono adottare per garantire un’educazione positiva e bilanciata nell’era digitale.

“Gli insegnanti e i genitori devono essere coinvolti nell’educazione digitale dei giovani, fornendo linee guida, modelli positivi e opportunità di apprendimento basate sui nuovi strumenti digitali.”

James Paul Gee

Bibliografia

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Psicoterapia metaverso

Le nuove tecnologie digitali rivoluzioneranno la psicoterapia?

La pratica della psicoterapia ha subito un’evoluzione significativa grazie all’avanzamento delle tecnologie digitali. L’utilizzo di nuovi strumenti e piattaforme digitali ha aperto nuove opportunità nella diagnosi, nella terapia e nella promozione del benessere mentale. Negli ultimi anni, l’idea di un “metaverso” ha guadagnato slancio, promettendo di rivoluzionare ulteriormente il campo della psicoterapia. 

La tecnologia sta aprendo nuove frontiere nella pratica della psicoterapia, consentendo l’accesso a servizi di supporto e trattamento in modi mai visti prima.

― Albert Bandura

L’uso di Nuovi Strumenti Digitali nella Psicoterapia

L’integrazione dei nuovi strumenti digitali nella pratica clinica ha aperto nuove frontiere per i professionisti della salute mentale. L’uso di applicazioni mobili, ad esempio, consente agli utenti di monitorare e gestire i propri stati emotivi, di ricevere promemoria per le terapie e di accedere a risorse educative. Queste applicazioni, conosciute come “mental health app”, offrono una vasta gamma di strumenti e risorse per il miglioramento del benessere mentale.

Le Mental Health App stanno diventando sempre più diffuse e possono essere utilizzate come strumenti complementari alla terapia tradizionale. Queste app offrono esercizi di meditazione guidata, tecniche di gestione dello stress, tracciamento dell’umore, journaling e altro ancora. Alcune app utilizzano anche l’intelligenza artificiale per fornire supporto personalizzato e programmi di terapia digitale. Sebbene non sostituiscano la terapia diretta con un professionista, possono fornire un supporto prezioso nella gestione quotidiana del benessere mentale.

La Telemedicina in Psicoterapia

La telemedicina ha rivoluzionato la pratica della psicoterapia, consentendo ai terapeuti di fornire servizi di consulenza a distanza. Grazie alle videochiamate e alle piattaforme di chat online sicure, i pazienti possono accedere alla terapia senza dover affrontare i vincoli geografici e le limitazioni logistiche. La telemedicina ha dimostrato di essere altrettanto efficace della terapia tradizionale nella gestione di disturbi come l’ansia, la depressione e il disturbo post-traumatico da stress. Inoltre, consente un maggiore accesso alla terapia per le persone che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a raggiungere un professionista.

Il potenziale del Metaverso

Il concetto di “metaverso” sta emergendo come una possibile rivoluzione nel campo della psicoterapia. Il metaverso si riferisce a un ambiente virtuale condiviso in cui le persone possono interagire tra loro e con oggetti digitali. Questo ambiente potrebbe fornire un nuovo spazio per la terapia, consentendo ai terapeuti e ai pazienti di sperimentare sessioni di terapia immersive e interattive. Il metaverso potrebbe anche consentire l’accesso a terapie basate sulla realtà virtuale, in cui i pazienti possono affrontare le proprie paure o ansie in un ambiente sicuro e controllato.

Conclusioni

L’evoluzione dei nuovi strumenti digitali ha aperto nuove opportunità nella pratica della psicoterapia. Le mental health app offrono strumenti accessibili per il benessere mentale, mentre la telemedicina permette la terapia a distanza, superando le barriere geografiche. L’avvento del metaverso promette di rivoluzionare ulteriormente il campo, offrendo un ambiente virtuale condiviso e nuove possibilità terapeutiche. La combinazione di questi nuovi strumenti digitali e l’approccio umano della psicoterapia può portare a un futuro in cui l’accessibilità, l’efficacia e l’esperienza di terapia saranno ancora più innovative e potenti.

“Le nuove tecnologie possono ampliare l’efficacia della psicoterapia, fornendo risorse aggiuntive e strumenti di monitoraggio per i pazienti, migliorando così i risultati terapeutici.”

― Irvin D. Yalom

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