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Abitudini positive: la chiave per una vita equilibrata

Le abitudini, quei comportamenti che diventano parte integrante della nostra routine quotidiana, sono una componente fondamentale della nostra vita. Il processo attraverso il quale il nostro cervello traduce una sequenza di azioni in una routine automatica è noto come “chunking”. Questo meccanismo di acquisizione di unità d’informazione è alla base della formazione delle abitudini.

Il processo di formazione delle abitudini

Ogni giorno, ci troviamo a dipendere da una vasta gamma di unità d’informazione comportamentali, che variano dalla semplicità di gesti automatici come allacciarsi le scarpe a complessi rituali quotidiani come la preparazione della colazione per i nostri cari. Queste azioni, seppur differiscono in complessità, condividono una caratteristica fondamentale: la capacità del nostro cervello di trasformarle in routine automatiche. Questo meccanismo di acquisizione di unità d’informazione diventa il fondamento stesso della formazione delle abitudini.

Il processo circolare che accompagna la formazione di un’abitudine è suddiviso in tre fasi distintive: il segnale, la routine e la gratificazione. Iniziamo con il riconoscimento di un segnale, un trigger che avverte il nostro cervello di entrare in modalità automatica e inizia il processo abitudinario. La routine rappresenta l’esecuzione dell’azione stessa, che può manifestarsi a livello fisico, emotivo o mentale. Infine, la gratificazione svolge un ruolo chiave nell’assegnare valore all’intero processo. È attraverso la gratificazione che il nostro cervello decide se vale la pena memorizzare e perpetuare l’abitudine. Una volta attivata l’abitudine, il nostro cervello ottimizza il consumo di energia, permettendoci di concentrarci su altre attività senza dover investire nuovamente risorse cognitive.

Abitudine e risparmio energetico

Il cervello, in tutta la sua complessità, è incessantemente impegnato nella ricerca di nuovi modi ed efficienti strategie per risparmiare energia. Le abitudini emergono come uno strumento evolutivo attraverso il quale il cervello cerca di massimizzare i risultati ottenuti con il minimo sforzo possibile. Questo meccanismo intrinseco, sebbene vantaggioso per la nostra sopravvivenza quotidiana, può rivelarsi pericoloso se non gestito con attenzione.

In particolare, la formazione di abitudini e il conseguente risparmio energetico possono portare a una sorta di “sonnolenza” mentale, rendendoci meno consapevoli delle situazioni cruciali che richiedono la nostra attenzione. Il cervello, tuttavia, ha evoluto un sistema di autoregolazione intelligente per mitigare questo rischio. Esso si attiva agli estremi della sequenza abitudinaria, al momento del segnale e della gratificazione, per assicurarsi che la consapevolezza rimanga al centro delle nostre azioni. È un delicato equilibrio tra risparmio energetico e necessità di vigilanza, con il nostro cervello che decide quando è opportuno lasciare che le abitudini guidino le nostre azioni e quando è il momento di recuperare la piena consapevolezza.

Buone norme per la formazione delle abitudini

Nel contesto psicoterapeutico, l’approccio di William James alle buone norme per la formazione delle abitudini rivela una profonda comprensione delle dinamiche mentali e comportamentali. Iniziare con un buon inizio è più che un semplice avvio; rappresenta il fondamento di un cambiamento duraturo. La forte motivazione e la determinazione mentale sottolineano la necessità di connetterci emotivamente all’obiettivo. Nella psicoterapia, questo significa esplorare le radici emotive dietro il desiderio di cambiamento e lavorare insieme al paziente per coltivare una motivazione intrinseca. La consapevolezza della fatica che può insorgere è essenziale, poiché permette di affrontare e superare gli ostacoli con resilienza. La vera potenza trasformativa risiede nella ripetizione di questo cambiamento fino a quando non diventa un’abitudine, uno schema comportamentale automatico e integrato. Il paziente è incoraggiato a comprendere che l’instaurazione di una nuova abitudine richiede tempo e costanza. È solo attraverso la ripetizione e la pratica che si raggiunge la trasformazione desiderata.

L’obiettivo della terapia è quindi quello di assistere il paziente nel comprendere questo processo e nel pianificare l’implementazione di abitudini positive. Ciò implica stabilire regole e impegnarsi a seguirle, anche se inizialmente richiedono sforzo e autocontrollo. Con il tempo e la ripetizione, queste azioni diventano più naturali e spontanee, proprio perché si trasformano in abitudini automatiche. Tuttavia, affinché questo processo sia efficace, è essenziale che ci sia una motivazione intrinseca che guidi il paziente nel suo percorso di cambiamento.

Mantenere una pratica regolare è un pilastro nel processo di formazione di abitudini positive. Nell’ambito psicoterapeutico, ciò potrebbe tradursi nell’implementazione di tecniche o strategie specifiche. Ad esempio, un paziente impegnato nella gestione dello stress potrebbe essere incoraggiato a praticare la respirazione profonda o la mindfulness regolarmente. L’evitare interruzioni è cruciale: nella terapia, ciò potrebbe implicare un’esplorazione approfondita delle resistenze e la messa in atto di strategie per superarle. La scelta di un ambiente favorevole può essere interpretata come la creazione di un contesto terapeutico sicuro e di supporto, dove il paziente si sente incoraggiato a esplorare e adottare nuovi comportamenti senza giudizio.

Non fermarsi fino al raggiungimento dell’obiettivo sottolinea l’importanza di mantenere la costanza e la persistenza nel processo terapeutico. Questo suggerisce una collaborazione a lungo termine tra terapeuta e paziente, affrontando progressivamente le sfide e celebrando i successi, anche quelli apparentemente piccoli. L’obiettivo finale potrebbe essere ridefinito nel corso del tempo, in base all’evoluzione delle esigenze del paziente, creando un approccio flessibile e personalizzato.

Spezzare l’abitudine

Un aspetto cruciale nel processo terapeutico è la valutazione delle abitudini del paziente. È essenziale riconoscere che il risparmio energetico, sebbene benefico per le abitudini positive, può avere conseguenze negative quando applicato a comportamenti dannosi. Il fulcro dell’intervento terapeutico è dunque analizzare attentamente se le abitudini del paziente siano virtuose o viziose.

Le abitudini negative tendono a perpetuare il danno, creando un ciclo vizioso di comportamento dannoso. Al contrario, le abitudini positive innescano un meccanismo virtuoso che promuove il benessere e il cambiamento positivo. La terapia mira a facilitare questo processo di trasformazione, ponendo l’accento sul primo passo fondamentale: impostare un cambiamento. L’idea di spezzare un’abitudine consolidata, specialmente a livello psicoterapeutico, richiede un’analisi attenta e sensibile. L’apprendimento basato sulla ricompensa emerge come un paradigma potente per favorire il cambiamento. Invece di concentrarsi esclusivamente sull’autocontrollo, l’attenzione alla ricompensa spinge il paziente a collegare chiaramente le azioni intraprese con i risultati desiderati. La psicoterapia potrebbe quindi incorporare l’esplorazione delle gratificazioni intrinseche e estrinseche associate ai comportamenti, consentendo al paziente di sviluppare una visione più completa e motivante del cambiamento.

La consapevolezza diventa il filo conduttore attraverso il quale il processo di “rimodellamento” avviene. Il terapeuta, insieme al paziente, esplora le dinamiche sottostanti che sostengono l’abitudine consolidata, portando alla luce schemi di pensiero e comportamenti automatici. Questo livello di consapevolezza apre la porta alla possibilità di adottare una nuova prospettiva sulla situazione, aprendo la strada a scelte e comportamenti alternativi.

Il focus sulla ricompensa potrebbe anche coinvolgere la definizione di obiettivi specifici e la creazione di un sistema di rinforzo positivo per incoraggiare progressivamente il cambiamento. L’approccio è basato sulla comprensione che, mentre l’autocontrollo può vacillare sotto lo stress, il cervello è suscettibile alla gratificazione, offrendo una leva preziosa per modellare nuovi comportamenti. La consapevolezza, quindi, si trasforma in uno strumento potente per il cambiamento, consentendo al cervello di adattarsi e adottare nuovi modelli di comportamento più adatti e desiderati.

Perché non possiamo semplicemente controllarci?

L’affermazione della dottrina dell’autocontrollo ha permeato la nostra cultura per anni, invitandoci a credere che, in qualsiasi situazione, dovremmo essere in grado di controllare le nostre azioni con pura forza di volontà. Tuttavia, la ricerca neuroscientifica ci ha aperto gli occhi su una realtà più complessa. Le reti cerebrali coinvolte nell’autocontrollo, cruciali nel mantenere comportamenti desiderati e resistere alle tentazioni, sono fra le prime a “staccarsi” durante situazioni di stress.

Il cervello, complesso e adattabile, reagisce allo stress disattivando temporaneamente le regioni deputate all’autocontrollo. Questo fenomeno può spiegare perché, sotto pressione o in momenti di forte emozione, ci ritroviamo a cedere a comportamenti indesiderati nonostante la nostra ferma volontà di resistere. Ad esempio, potremmo trovare difficile trattenere una reazione impulsiva durante una discussione accesa o resistere a una cattiva abitudine quando ci sentiamo sopraffatti.

La chiave per superare questa sfida risiede nella consapevolezza. Capire che le reti cerebrali dell’autocontrollo possono diventare “offline” in certi contesti ci permette di adottare un approccio più compassionevole verso noi stessi. La consapevolezza di questo processo neurologico ci offre l’opportunità di esplorare nuovi approcci per gestire lo stress e le emozioni intense, anziché cercare di forzare il controllo.

Spostare l’approccio dalla disciplina all’apprendimento basato sulla ricompensa

Il concetto di spostare l’approccio dalla disciplina all’apprendimento basato sulla ricompensa rappresenta una svolta significativa nella nostra comprensione del cambiamento comportamentale. Invece di concentrarsi esclusivamente sull’autocontrollo, si propone di abbracciare una prospettiva che coinvolge il cervello attraverso incentivi positivi.

L’apprendimento basato sulla ricompensa sottolinea che quanto sia gratificante un comportamento determina la probabilità di ripeterlo in futuro. In contesti psicoterapeutici, questo approccio può essere applicato attraverso il riconoscimento e la valorizzazione dei progressi, la definizione di obiettivi realistici e l’implementazione di sistemi di rinforzo positivo. La consapevolezza gioca un ruolo cruciale in questo processo, consentendo al paziente di riconoscere le ricompense associate ai comportamenti desiderati.

Guardare chiaramente cosa si ottiene dalla modifica di un comportamento consente di creare una connessione diretta tra azione e risultati. Nel contesto terapeutico, questo potrebbe implicare la riflessione su come un cambiamento comportamentale può migliorare la qualità della vita del paziente o contribuire al raggiungimento dei suoi obiettivi. La consapevolezza continua di questi benefici offre un incentivo costante per mantenere il cambiamento a lungo termine.

Infine, trovare un’offerta migliore implica la ricerca di nuovi modi gratificanti per sostituire comportamenti indesiderati. La consapevolezza gioca ancora una volta un ruolo cruciale nell’aiutare il paziente a esplorare alternative più soddisfacenti e salutari. Invece di focalizzarsi solo sulla rinuncia, si incoraggia il paziente a concentrarsi sulle nuove opportunità e ricompense che un cambiamento positivo può portare nella sua vita. Questo approccio non solo facilita il processo di adattamento, ma sostiene anche il desiderio intrinseco del cervello di cercare offerte più ampie ed efficienti.

Conclusione

In esplorare il mondo complesso delle abitudini e del cambiamento comportamentale, emerge una verità fondamentale: siamo creature guidate dalla nostra biologia, plasmate da abitudini che, nel corso del tempo, diventano parte intrinseca della nostra quotidianità.

Partire da un buon inizio con motivazione e determinazione mentale, mantenere una pratica regolare senza interruzioni, creare un ambiente favorevole e perseverare fino al raggiungimento dell’obiettivo costituiscono le pietre miliari per la formazione di abitudini durature e positive.

Tuttavia, l’ostacolo dell’autocontrollo sottolinea la complessità della nostra psiche. Le reti cerebrali che supportano l’autocontrollo si disattivano sotto stress, sfidando la concezione tradizionale di semplice forza di volontà. La chiave per superare questa sfida risiede nella consapevolezza e nell’adozione di un approccio basato sull’apprendimento e sulla ricompensa. In questo modo, ci spostiamo dalla disciplina rigida a un modello più flessibile e incentrato sul riconoscimento positivo.

Nella sfida di spezzare abitudini consolidate, la consapevolezza continua a essere il faro che illumina il cammino del cambiamento. Spostare il focus sulla ricompensa permette di creare collegamenti chiari tra azione e risultati desiderati. La consapevolezza ci guida attraverso il processo di “rimodellamento,” consentendo al cervello di adattarsi e abbracciare nuovi modelli di comportamento più adatti e gratificanti.

In definitiva, il percorso per formare abitudini positive e superare quelle indesiderate richiede una combinazione di motivazione intrinseca, pratica costante, consapevolezza e una prospettiva centrata sulle ricompense. Nel viaggio della crescita personale, possiamo trasformare il nostro rapporto con le abitudini, coltivando uno stile di vita che ci eleva e ci avvicina sempre di più al benessere mentale e emotivo.

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